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Tutto ha inizio un anno fa. E’ in questo strano anniversario che ci ritroviamo davanti allo striscione colorato di “bentornato a casa” che spicca sulla casa della Famiglia Firera.

 

Si perché salvatore è esattamente un anno che non può uscire di casa, da quando tornato dall’ospedale si è ritrovato prigioniero di due rampe di scale e dalle mille domande e certificati burocratici che servono per l’assistenza e il sostegno. E dire che l’occasione di parlare di Salvatore ce la fornisce subito la foto di qualche anno prima mentre era impegnato nella mezza maratona di Ivrea. Salvatore è un uomo infatti abituato a non fermarsi mai, serissimo come bonariamente lo prende in giro suo figlio Luca che con Lidia si occupano di lui con passione a tempo pieno. Noi possiamo fare in modo che il sostegno umano di due mani si possano incontrare per provare la discesa a piedi dei gradini che lo separano dal mondo esterno, con queste intenzioni si forma una piccola squadra di volontari formati da Alina, Valentina e Nicola.  Emozioni contrastanti creano il clima giusto perchè la fiducia di Salvatore di affidarsi nella discesa al sostegno di tutti porta a questo risultato insperato.  Rimarrà nel cuore il ricordo delle parole “Non sono stanco” in risposta di Salvatore a suo figlio che gli chiedeva di prendere un po di fiato.  Come correva e scherzava da ragazzo sembra che nulla sia cambiato in lui. La voglia di raccontare le sue barzellette è trascinante e la simpatia aiutano a creare un gruppo che davvero si può definire con la parola amicizia. I sabati scorrono velocemente nella passeggiate fino alla tesoriera con il momento obbligato di quella che è diventata la nostra pausa caffè. Ormai conosciamo a memoria le preferenze di ognuno e per questo primo compleanno “fuori” forse festeggiamo anche qualcosa in più che abbiamo imparato.

 

Noi, tre semplici volontari, che hanno deciso in questo particolare periodo come la pandemia di voler aiutare un nonno, che potrebbe essere il nonno di ognuno di noi per riuscire a fare quel passo che da solo non avrebbe potuto. Realizzare che dopo un anno di chiusura, tra isolamento e ospedale finalmente sia stato possibile respirare aria fresca anche con una breve passeggiata al Parco della Tesoriera o di ritrovarsi con gli amici di una volta al bar. La sensazione che ci lascia Salvatore da questa esperienza è unica, ci rende consapevoli di quanto importante sia stato fatto, di quanto sia bastato sentire la vicinanza di qualcuno per sentirsi sollevati ma soprattutto  quando realizzi che il sabato mattina arrivano tre volontari a farti respirare un po di libertà.  Salvatore ci regala sorrisi, complimenti e  tenerezza come solo lui sa fare. La sensazione personale che mi lascia è che nonostante il periodo cupo possa aver privato di molte cose tra isolamento e crisi economica, l’emozione e il calore umano che possiamo trasmetterci l'un l’altro nonostante le difficoltà non si potrà fermare e rimarrà sempre nei nostri ricordi e insegnamenti.

 

Nicola Fragnito e Valentina Basile